Il Bosco Della Luna

Dove la figlia della Dea danza illuminata dai suoi raggi d'argento

.··.¤ Eccomi ¤.··.

Utente: Nhenya
Ascolta, Dea regina, portatrice di luce, Luna divina,Mene dalle corna di toro, che corri di notte, ti aggiri nell'aria,notturna, portatrice di fiaccole, fanciulla, Mene dai begli astri, crescente e calante, femmina e maschio, splendente,ami i cavalli, madre del tempo, portatrice di frutti,luminosa, triste, che rischiari, ti accendi di notte,che tutto vedi, ami la veglia, ti circondi di begli astri, godi della tranquillità e della notte felice, Lampetie, dispensatrice di grazia, porti a compimento, ornamento della notte,guida degli astri, dall'ampio manto, dal moto circolare, fanciulla sapientissima,vieni, beata, benevola, dai begli astri, del tuo splendore rifulgente, salvando i tuoi nuovi supplici, fanciulla.

.:•:. Inno alla Dea .:•:.

Salve, o Madre degli Dei, dai molti nomi, dalla bella prole; salve, o Ecate, custode delle porte, di gran potenza; ma anche a te salve, o Giano, progenitore, Zeus imperituro; salve Zeus supremo; rendete luminoso il cammino della mia vita, colmo di beni, stornate i funesti morbi dalle mie membra, e l'anima, che sulla terra delira, traete in alto, purificata dalle iniziazioni che risvegliano la mente.

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.··.¤ I Vostri Commenti ¤.··.

traveltweety in La Dea Artemide ...

.··.¤ Luna ¤.··.

CURRENT MOON
lunar phases

.··.¤ Il Mio Elemento ¤.··.


Sei Acqua! Sei una persona sensibile e dolce, attenta agli
altri ed alle loro esigenze. Attratta dalla
notte e dal silenzio, non c'e' niente come la
luce di Luna e stelle per riflettere in pace.
La fase lunare con piu' potere su di te e' la
Luna nuova. La tua stagione ideale e'
l'inverno, con la neve ed i suoni attutiti ed
ovattati. La tua pietra e' l'acquamarina e il
tuo animale la rana, il delfino, il cigno.

Di che elemento sei?
brought to you by Quizilla

.··.¤ Segno Zodiacale ¤.··.

.··.¤ Festività ¤.··.


Samhain 31 ottobre
Yule 21 dicembre
Imbolc 2 febbraio
Ostara 21 marzo
Beltane 1 maggio
Litha 21 giugno
Lammas 1 agosto
Mabon 21 settembre

.··.¤ Libri ¤.··.

Il signore degli anelli, le querce di Albion, la signora di Avalon, le nebbie di Avalon, la sacerdotessa di Avalon, passaggio ad Avalon, i Mabinogion, i racconti gallesi del Mabinogion, mitologia degli alberi, restare sospese, la via dell'ignoto, il respiro della bellezza, donne di conoscenza, la femmina sacra, margherita dolcevita, bar sport, l'antico fuoco delle donne, la signora dell'antica casa, la luce negli occhi, le figlie della donna di rame, la danza delle grandi madri, donne che corrono coi lupi, dalla parte delle streghe, l'alba di avalon, la strega di pian del lago, fate, all'origine delle parole, il ramo d'oro, la stega di portobello, veronika decide di morire, l'arte della magia, l'arte della strega, la voce dell'antica Madre, lo Spirito degli Alberi, le erbe officinali, autobiografia di una strega italiana, il viaggio della strega bambina, la strega bambina, manoscritto dialettale di una guaritrice di campagna, il risveglio della Dea, la danza a spirale, nel regno delle fate, il calderone magiko, la wicca il manuale della strega buona, wicca, il libro delle streghe, i segreti della wicca, wicca oggi, I segreti dell'antica Dea, le Fate, Aradia il vangelo delle streghe, Gli spiriti della natura, il mondo di oggi e il mondo dei popoli arcaici, la figlia del Re degli Elfi, l'astrologia, il vecchio e il mare, cronaca di una morte annunciata, schegge di vetro, l'isola del giorno prima, l'amante di Lady Chatterley, l'evoluzione di Jane, l'isola del tesoro, il gabbiano Jonathan Livingstone, rinascimento e manierismo, il diario di Anna Frank, elogio della follia, Platone-dialoghi sull'amore e sull'amicizia, sogno di una notte di mezza estate, molto rumore per nulla, Frankestein, i miti di Cthulhu, Dracula, il fantasma dell'opera, storie macabre, grazie Angelina, Dr.Jekyll e Mr.Hyde, alchimista, i Beati Paoli e altri racconti, i cento epigrammi proibiti, storie di fantasmi, creature dell'altro mondo, tutti i racconti del mistero dell'incubo e del terrore E.A.Poe, la casa stregata, fantasmi e altri orrori, racconti erotici del mistero, racconti di fantascienza, notte di stelle a Stone Point, vampiri, tre saggi sulla sessualità, la tomba, cuore, Jean Bart il corsaro del Re Sole, storie d'amore storie d'allegria.

.··.¤ Musica ¤.··.

Loreena Mckennitt
Enya
Libana
Area
Faith No More
Kyuss
Pink Floyd
Queen
Balatonizer
Cannibal Corpse
Napalm Death
Carcass
Morbid Angel

.··.¤ Wishlist ¤.··.

Fare una passeggiata a cavallo
Fare una vacanza in un agriturismo
Comprare uno zaino nuovo
Salvarmi gli occhi col monitor Eizo 19'!
Prendere il portatile Alienware M15X
Comprare un phon agli ioni negativi
Aver regalati degli aquarelli
Imparare il PHP e MY SQL
Fare 2 buchetti all'orecchio sinistro
Calciare il cellulare rotto appena compro quello nuovo ^^'
Comprare una fotocamera digitale Nikon
Comprare i fumetti
Un viaggio a Glastonbury col mio amore
Laurearmi
Comprare un regalo al mio amore
Offrire un pranzo al mio tesoro
Cucinare le lasagne per il mio amore!
Andare a vivere col mio orsetto
Comprarmi vestitini estivi
Comprare 2 anelli celtici
Un vestitino nuovo
Copriletto indiano

.··.¤ Per Voi ¤.··.

Adesivi ed Immagini Fade
Scarica il font BlackChancery

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Ecco finalmente il banner del Bosco della Luna...potete utilizzare anche questo per linkarmi...

Questo è il banner del mio sito di grafica Art Of Moon...potete utilizzare questo per linkare il mio nuovo sito ^_^

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Hanno volato nel Bosco *loading* Fate


 

venerdì, 23 ottobre 2009

..Magic Dreams..

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giovedì, 22 ottobre 2009

Senza di te

Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l'anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.

~ John Keats ~


_________________

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.

~ Kahlil Gibran ~


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martedì, 20 ottobre 2009


Giaccio da solo nella casa silenziosa,
la lampada è spenta,
e stendo pian piano le mie mani
per afferrare le tue,
e lentamente spingo la mia fervente bocca
verso di te e bacio me fino a stancarmi e ferirmi
- e all'improvviso son sveglio,
ed intorno a me la fredda notte tace,
luccica nella finestra una limpida stella -
o tu, dove sono i tuoi capelli biondi,
dov'è la tua dolce bocca?
Ora bevo in ogni piacere la sofferenza
e veleno in ogni vino;
mai avrei immaginato che fosse tanto amaro
essere solo
essere solo e senza di te!


Garcia Lorca


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martedì, 01 settembre 2009

Mother goddess


L’acqua ha sempre avuto una posizione “d’inizio”,
la Grande Madre, da cui trae origine ogni
principio vitale: la vita sul pianeta ha inizio
dall’acqua, nel liquido amniotico si muove il
seme dell’uomo; l’acqua è elemento carico di
significati cosmici, simbolici, mitici.
I significati simbolici dell’acqua sono
principalmente: sorgente di vita, mezzo di
purificazione, centro di rigenerazione.


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martedì, 21 luglio 2009

Il tuo sorriso

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

P. Neruda


______________

Non assomigli più a nessuno da quando ti amo.

P. Neruda


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giovedì, 04 giugno 2009




Danza della Dea & Danza del ventre

 La Danza della Dea è una pratica che nasce nella seconda metà del XX° secolo negli Stati Uniti d’America e si diffonde in tutto il mondo. Connota l’aspetto universale e arcaico della Danza del Ventre e trova radici negli antichi rituali che le donne danzavano per celebrare il mistero della vita, della forza e della bellezza. Queste donne vedevano in loro stesse l’immagine della Grande Madre Dea, la creatrice. La tradizione danzata della Dea rappresentava un’affermazione della vita, del suo inesauribile ciclo incentrato sul fecondità, nascita, morte e rinascita. E’ la Danza a servizio del Sacro Femminino.
La Dea è la parte saggia, ancestrale e divina che è dentro di te.
Nei gesti della Danza del Ventre è celato un antico linguaggio, volto a mettere in comunicazione la donna con la sua energia vitale di guarigione e saggezza.
_________________________



  “Ecate, Madre della Luna Nuova,
la Saggia e la Fanciulla che conosce le vie segrete
Io ricevo i doni in gioia e solennità.
Ne farò sempre tesoro
Sempre ne ricorderò gli insegnamenti.
Molte grazie e benedizioni.”

)O(

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martedì, 03 febbraio 2009

Felice Imbolc

)O(

Un saluto a tutti voi che passate a trovarmi
Benedizioni
)O(




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lunedì, 22 dicembre 2008

Felice Yule a tutti/e!

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mercoledì, 10 settembre 2008

La prostituzione sacra nella terra dell'amore

   
Erice: il castello di VenereC’è una Sicilia segreta e misteriosa, fatta di tradizioni e di costumanze che si perdono nella notte dei tempi; una Sicilia mitica e leggendaria, i cui protagonisti balenano ora in un rito che ha sfidato i secoli, ora in un relitto che l’archeologia ha riportato alla luce, ora in una favola che uno scrittore antico ha raccolto.
È la Sicilia prospera e geniale di sempre, accesa dal sole e fecondata dal mare, luogo di incontro dei popoli più diversi, creatrice inesauribile d’arte e di civiltà. Attraverso questa terra, attraverso le testimonianze millenarie dei suoi splendori, si può compiere un viaggio affascinante, che solo in parte coincide con gli itinerari del comune turismo: perché il turismo guarda le bellezze estrinseche, mentre di rado conosce quelle celate nei cuori degli uomini o nelle viscere del suolo. Ma s’intende che i luoghi più suggestivi sono anche quelli in cui più antico fu il concentrarsi della vita, più ricco e intenso il dispiegarsi delle tradizioni e delle leggende; sicché in ultima analisi il nostro viaggio non deluderà neppure il comune turista, ed anzi costituirà per lui la rivelazione di itinerari che invano cercherebbe nelle guide usuali.
Tanto per rimanere nel regno della fantasia, seguiamo il cammino dell’eroe Ercole che secondo una suggestiva leggenda, giunto allo stretto che separa la penisola italiana dalla Sicilia, lo attraversò a nuoto con la sua mandria di buoi, tenendosi stretto alle corna di uno di essi. Quindi, con la velocità che solo le leggende consentono, costeggiò l’isola lungo le sue rive settentrionali, puntando verso l’estremo occidente. Per ristorarlo da così immensa fatica, le Ninfe benevole fecero sgorgare dalla terra due fonti d’acqua calda, presso Imera e presso Segesta. Ma né l’uno né l’altro luogo vide sostare l’eroe, la cui meta era il picco montano di Erice, in vista delle isole Egadi.
Erice: Pozzo di VenereOggi, ad Erice, noi giungiamo piuttosto da Trapani, che giace ai suoi piedi stendendosi in forma di falce verso il mare. La montagna, alta quasi ottocento metri, le sta a ridosso, tanto più imponente quanto più è isolata nella pianura circonvicina. Torna alla mente la descrizione che ne diede un geografo arabo: «Presso l’istmo di Trapani si leva una montagna grande, assai distesa ed alta. I Cristiani occupano un picco unito alla montagna da un ponte e posseggono una città considerevole sulla montagna stessa. Si dice che le donne di questo paese siano le più belle dell’Isola. Che Dio le faccia diventare schiave dei Musulmani!».
Trapani, coi suoi grattacieli, è un segno vivente del moderno sviluppo della Sicilia. E forse ancor più per questo è suggestivo il contrasto con la campagna che la circonda, e che percorriamo in auto dirigendoci verso l’altura. Ampie lagune si diffondono tra i campi, cumuli di saline si levano qua e là; e le une e gli altri scintillano al sole estivo, diffondendo all’intorno una luce rarefatta che agevola il distacco dalla realtà e l’immersione nella leggenda. Poi è salita ripida, a tornanti, lungo la via che s’apre nella roccia rosea, tra cespugli gialli di ginestre. Ampie pinete chiazzano di scuro il monte, eleganti ville lo punteggiano di vividi colori.
Appena s’entra in Erice, la vita sembra sostare. Lungo le vie selciate a singolari riquadri, nei quali l’acciottolato si dispone come in elegante mosaico, tra i muri di pietre a secco che segnano le pareti ininterrotte delle case, non c’è anima viva, non si vede né s’ode persona alcuna. Occorre sostare a lungo per comprendere il segreto di questa città del silenzio: la sua vita si espande nei cortiletti, separati dalle strade a mezzo di muri senza aperture. Ma quale differenza tra l’esterno e l’interno! Là il grigio chiaro e monotono delle pietre, solo interrotto da rade chiazze di muschio; qui il rosso e il giallo e il verde dei fiori lussureggianti, che si diffondono tra gli alberi più ricchi e vari.
Nino Fici Li Bassi: il sonetto a Venere ericina in una lapide del Balio Ora possiamo tornare alla leggenda. L’epica lotta che Ercole condusse contro il re del luogo (il primo ponendo in palio i buoi, il secondo il regno) si concluse naturalmente con la vittoria dell’eroe, il quale affidò la città agli abitanti in attesa che venisse a governarla qualcuno della sua stirpe. Chiara trasposizione, nel mito, del preannunzio del dominio greco… Ma a noi interessa piuttosto quel re valoroso e sfortunato, che la leggenda chiama proprio Erice e del quale fa dunque il progenitore del luogo. Di più: Erice viene detto figlio di Afrodite, la dea dell’amore. E così la leggenda spiega, a suo modo, il fatto che questa dea appunto fu la vera sovrana della città, oggetto di un culto che mutò nomi ma non mutò sostanza, sfidando e vincendo il passare dei secoli.
Afrodite dei Greci, Tanit dei Cartaginesi, Venere dei Romani: la rugiada, si narra, cancellava al mattino le tracce dei sacrifici che alla sera si compivano, all’aperto, nel suo luogo sacro; ed ogni anno un volo di colombe recava sull’antistante costa africana il segno di un rito sovranamente mediterraneo, tornando poi indietro a significarne la reciprocità. Infine, più di un autore afferma che si praticava la prostituzione sacra: anch’essa segno inconfondibile del culto che in antico si rese alla dea dell’amore.
Ora interviene la leggenda più importante dell’antica Roma, quella del viaggio di Enea e della fondazione della città eterna.
In Sicilia, canta Virgilio, venne a mancare il vecchio padre dell’eroe, Anchise; e fu sepolto proprio sul monte di Erice, dove si svolsero cerimonie grandiose in suo onore. V’è forse un caso fortuito in questo collegamento? O non è vero piuttosto che Enea, figlio di Venere, doveva pur sostare nel celebre santuario della dea tanto più in quanto gli abitanti del luogo si ritenevano anch’essi di provenienza troiana? Così accade che Enea fondi sul monte, per la divina madre, «una sede vicina alle stelle»; e che il culto si diffonda in Roma, dove a Venere Ericina vengono dedicati un tempio sul Campidoglio e poi un altro presso la Porta Collina.
Cosa resta, oggi, di Erice antica? Sulle pendici nord-occidentali del monte, tratti imponenti di mura, dalle quali sporgono grandi torrioni, risalgono certamente a prima dell’età cristiana: ne fanno fede alcune lettere puniche incise sulle pietre. Quanto al celebre santuario della dea, poi rifatto in epoca romana, poi trasformato in chiesa, restano oggi sulla vetta del monte, nell’area del Castello che domina l’abitato, le fondazioni di un edificio punico ed un pozzo, finora detto di Venere, nel quale i turisti si recano a gettare le monetine come nella fontana di Trevi: sarà per augurarsi il ritorno o per propiziarsi l’amore? Alcuni anelli d’oro e d’argento, sempre con la immagine di Venere, sono quanto rimane della leggendaria ricchezza del luogo sacro. Gli scavi compiuti in passato, e che dovranno essere dopo lunga pausa ripresi, indicano la presenza ad Erice di un notevole insediamento punico, confermando i dati già offerti dalle lettere incise sui blocchi di pietra delle fortificazioni; suggeriscono che nella fase antica di tale insediamento fosse attivo l’influsso dei più remoti e fecondi centri della civiltà mediterranea; mostrano che l’occupazione si protrasse per alcuni secoli, confermando le notizie storiche sul permanere dei Cartaginesi ad Erice fino alla conquista romana. Così, l’archeologia illumina i racconti degli antichi scrittori, rivelando la complessità delle credenze e dei riti di queste terre.
Nel che i lettori, se credono, potranno ravvisare un motivo in più per venire da queste parti. Ma, anche se non si interessano di cose antiche, vengano lo stesso a vedere le feste dell’«Estate ericina», le processioni allegoriche, i concorsi di bellezza (sempre Venere, dunque!). E se poi neppure questo li interessasse, provino almeno la cucina locale, le ricette elaborate per secoli nel segreto dei monasteri, ed in particolare quel cuscus di origine africana che ricorderà loro (anche questa è una via per la diffusione della scienza) i secolari rapporti con le civiltà dell’opposta sponda mediterranea.








   
Il Tempio di Diana

Il Tempio che sorge sulla Rocca è un misterioso rudere di struttura megalitica con architrave monolitico elegantemente modato, comunemente noto come il Tempio di Diana. L'edificio, sorto tra la fine del V e gli inizi del IV sec. a.C., è costituito da due vani caratterizzati da due porte architravate, simili alla principale, dislocati ai lati di un corridoio in fondo al quale si possono vedere i resti di una cisterna protostorica del IX sec. a.C. La cisterna, con copertura di tipo dolmenico, è costituita da otto grossi lastroni poggiati sui bordi della cavità e su una specie di architrave che grava su un pilastro centrale formato da quattro blocchi sovrapposti. Il Tempio doveva avere in origine una funzione sacra legata al culto delle acque, confermata dalla tipologia dei resti ad esso collegati e, insieme ai reperti rinvenuti nella grotta "delle Giumente" e nella grotta "delle Colombe", sul lato est della Rocca, testimonia la presenza umana nella zona, ancor prima della nascita del centro urbano in riva al mare.


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giovedì, 26 giugno 2008




La Dea Artemide


Vestita in una corta tunica, armata di un arco d'argento, una faretra colma di frecce sulla spalla, vagava per i boschi con il suo stuolo di ninfe ed i suoi cani. Veniva associata a molti animali selvatici, simboli delle sue qualità. Il cervo, la daina, la lepre, la quaglia per la loro natura sfuggente. La leonessa per la sua regalità e l'orso feroce per il suo aspetto distruttivo. L'orso era anche degno simbolo del suo ruolo di protettrice dei piccoli. Era anche associata al cavallo selvatico, libero come lei. Quale dea della luna viene rappresentata con in mano una torcia e con il capo circondato dalla luna e le stelle.




Artemide, la sorellanza e la natura

Quale Dea della caccia e della Luna, Artemide è la personificazione dello spirito femminile indipendente. Ella rientra nella categoria delle Dee vergini e a differenza di altre, non fu mai rapita o abusata e rappresenta un senso di integrità, di completezza, il cui valore non dipende da "con chi" essa sta, ma da ciò che essa è e sa fare.
La sua abilità di arciera fa di lei l'archetipo di un femminile che si pone un'obbiettivo e senza indugi lo raggiunge, dunque rappresenta la capacità di realizzare i propri progetti, una volta messi a fuoco.
Per quanto competitiva, Artemide non vede nelle altre donne delle rivali, bensì delle sorelle. Infatti corre per i luoghi selvaggi sempre accompagnata dalle sue ninfe, divinità minori dei boschi, delle montagne e dei ruscelli. Per altro si arrabbia tantissimo e si attiva per difendere le altre donne, quando queste sono in pericolo. Si tratta dunque di un femminile che prova un senso di solidarietà con le altre donne, la cui compagnia considera irrinunciabile e i cui diritti difende a spada tratta. Per questa ragione è stata presa a modello da molti movimenti femministi.
Nei confronti degli uomini ha un atteggiamento cameratesco, ma senz'altro non cade preda di innamoramenti e fascinazioni. Il gemello Apollo, dio del sole, può essere visto come la sua controparte maschile: lui il sole, lei la luna.
Il suo amore per la natura selvaggia, per i luoghi incontaminati e gli animali liberi fanno di lei anche un modello di donna ecologista, impegnata nella lotta per la salvaguardia dell'ambiente.
Artemide non si realizza nella maternità, e rappresenta un genere femminile che "si basta" e che trova la sua soddisfazione nell'essere pienamente sè stessa, nel lottare per ciò in cui crede e nel contatto con la natura che rappresenta la parte più selvaggia di noi.
Tuttavia, avendo aiutato la madre a mettere il mondo suo fratello, è considerata Dea del parto e protettrice delle partorienti, che la chiamano in suo aiuto nel momento del bisogno.
Viene infatti rappresentata come dea dalle cento mammelle, come si vede in questa rappresentazione dell'Artemide Efesia.



Così come ce la mostra l'arte occidentale, Artemide è la vergine dea lunare che vaga per boschi e foreste acccompagnata dal suo corteo di ninfe, armata di arco e faretra, evitando gli uomini e uccidendo qualsiasi uomo che abbia osato guardarla. Ma questa versione a noi familiare non è che una delle tante identità assunte da questa complessa dea greca: essa era infatti anche l'Artemide di Efeso dalle molte mammelle, un simbolo semi-umano della fecondità e l'Artemide guerriera, ritenuta protettrice delle amazzoni. E' problematico comprendere se Artemide sia stata in origine una dea omnicomprensiva, scissasi in seguito in due identità distinte, o se invece abbia acquisito una natura così complessa assorbendo gli attributti che in precedenza contraddistinguevano le dee minori, allorchè i suoi fedeli ebbero in mano il dominio della grecia.

Comunque stiano le cose, Artemide, come Iside o Ishtar, finì per rappresentare le mutevoli energie femminili. Da qui nasce la sua contradditorietà: essa era vergine dedita alla promisquità sessuale; era la cacciatrice che proteggeva gli animali; era un'albero, un'orsa, la luna. Artemide era l'immagine della donna, che, attraversando la propria vita, assume via via ruoli diversi; era un vero e proprio compendio delle potenzialità femminili.

In uno dei suoi aspetti Artemide era una ninfa e governava su tutte le ninfe, una forza elementare il cui regno erano iboschi, nei quali vige un ordine tanto diverso da quello umano da apparire a noi come informe e libero; ma questa libertà è quella della completa obbedienza all'istinto, che gli animali possiedono ancora, a differenza degli esseri umani.
Sotto questo aspetto Artemide era la 'Signora della Selvaggina', la forza dell'istinto che assicura, attraverso la morte degli individui, la sopravvivenza della specie.
Come Signora degli animali, era per i Greci l'invisibile guardiano degli animali selvatici, colei che uccideva con le sue frecce acuminate chiunque desse la caccia a bestie gravide o a cuccioli. Un altro istinto su cui vegliava era quello della riproduzione, nelle sue manifestazioni del sesso e del parto; essa seguitò a essere la protettrice delle partorienti anche nella leggenda più tarda; quando la sua importanza come dea era ormai oscurata da quella degli dei maschi, il mito descriveva ancora Artemide come la gemella (nata prima) del sole (che in origine non era considerato suo fratello), la quale avrebbe fatto da levatrice durante la nascita di quest'ultimo. Artemide era la forza della creazione, colei che le madri greche invocavano quando le doglie del parto avevano inizio, trovando un sollievo nella credenza che essa le assistesse durante il travaglio così come faceva per qualsiasi femmina animale in procinto di partorire.

L'aspetto di ninfa dei boschi, dopotutto, non differisce poi molto da quello più noto della Madre Artemide, il cui grandioso tempio nella città di Efeso, legata al ricordo delle Amazzoni, era una delle meraviglie del mondo antico. Lì si ergeva la sua famosa statua massiccia, costituita da un possente busto privo di gambe da cui pendeva un gran numero di mammelle, sovrastato da una testa che reggeva la corona turrita della città. Questa Artemide era soltanto una visualizzazione diversa della stessa energia rappresentata dalla ninfa boschiva: l'istinto vitale, che spinge a produrre e riprodurre in continuazione, a divorare e a morire. Vi è una forza nell'immagine di Artemide Efesia che potrebbe anche venir percepita come terrificante, tanto appare immane e disumana.



Dea più adorata della Grecia, Artemide era onorata con rituali molto popolari, anche se vari, così come vari erano gli aspettti della dea stessa. A Efeso, nel suo ricco tempio, Artemide era servita da sacerdotesse caste, che prendevano il nome di Melisse, o api, e da sacerdoti eunuchi. A Sparta era Korythalia, venerata con danze orgiastiche. Le Amazzoni adoravano la madre della guerra, Astateia, con una danza circolare durante la quale percuotevano gli scudi e battevano il suolo con i piedi ricoperti da calzari atti alla guerra. Sembra, però, che le feste più popolari in onore di Artemide fossero quelle celebrate durante le notti di luna piena, in cui i fedeli si radunavano nel bosco sacro alla dea e si abbandonavano al suo potere, facendo baldoria e accoppiandosi senza conoscersi. La dea preferita della Grecia era dunque la personificazione della legge naturale, una legge così diversa da quelle della società, tanto più antica, forse destinata a durare eternamente.

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